Pubblicato il 03/11/23e aggiornato il

Napoleone: dalle conquiste e l'impero all'esilio

 Nel precedente capitolo abbiamo assistito al passaggio dalla Rivoluzione francese all'ascesa di Napoleone. Il nostro percorso di storia moderna, per la scuola media (o scuola secondaria di primo grado), continua con le grandi conquiste del condottiero francese e la disfatta finale, conclusasi con l'esilio.

Eravamo rimasti alle vittorie di Napoleone in nord Italia e contro l'Austria. Vediamo cosa accade dopo.

Il generale Bonaparte in Egitto

Dopo la Pace di Campoformio (1797) con gli austriaci, i francesi decidono di contrastare l'Inghilterra. Non direttamente, ma bloccando i flussi commerciali con l'India (sfruttando le ribellioni in atto) e l'Egitto. Il Direttorio lo lascia fare, anche per allontanare il generale dalla Francia, poiché considerato troppo audace e ambizioso, un pericolo per la stabilità politica interna.

Nel maggio del 1798 salpa da Tolone con 40.000 soldati e procede con la sua prima conquista: Malta. Dopodiché approda ad Alessandria, in Egitto. Qui viene attaccato dai Mammelucchi, che erano alla guida del paese, nella nota Battaglia delle Piramidi (21 luglio, 1798). I francesi vincono e occupano Il Cairo.

L'entusiasmo per la grande conquista durerà poco. Infatti, nel frattempo, l'ammiraglio Nelson, alla guida della flotta inglese nel Mediterraneo, trova e distrugge le navi francesi rimaste sulle coste egiziane. Napoleone, dunque, rimane bloccato in Egitto.

Il giovane generale, tuttavia, non si perde d'animo, e con i suoi uomini attacca i Turchi in Palestina e li sconfigge (assedio di San Giovanni d'Acri). Arriva però la peste e i francesi sono costretti a tornare in Egitto.

Dalla Francia giungono brutte notizie: tutte le conquiste sono perdute, il Direttorio non riesce più a governare. Napoleone capisce che non è più tempo di restare in Egitto, affida la guida al generale Kléber e torna in Francia con una nave di fortuna (ottobre 1799).

La Francia, tra successi (1798) e sconfitte (1799)

Mentre il condottiero corso era in Egitto, il Direttorio aveva continuato il piano di espansione in Europa, conquistando  territori in Olanda, Svizzera e Italia. Piemonte e Granducato di Toscana erano stati annessi alla Francia; istituita la Repubblica Ligure sotto il controllo francese; Papa Pio VI imprigionato e istituita la Repubblica Romana (democratica e anticlericale); Ferdinando IV di Borbone era fuggito da Napoli in Sicilia e i campani proclamarono la Repubblica Partenopea, guidata da Mario Pagano e Domenico Cirillo.

Insomma, un successo dietro l'altro, che però non durò molto.

Inghilterra, Austria e Russia decidono di unirsi in alleanza contro i francesi. Arrivano le sconfitte sul Reno e in Italia. Austriaci e russi occupano la Repubblica Cisalpina, si sgretola la neonata Repubblica Romana e Ferdinando IV riesce a tornare al potere a Napoli. La Genova "francese" invece resiste. 

Le disfatte su più fronti mettono in dubbio le capacità del Direttorio.

Napoleone prende in mano le sorti della Francia

Il generale Bonaparte torna in patria e decide di risolvere la situazione:

  • Colpo di Stato del 18 Brumaio (9 novembre 1799).
    Cavalcando l'onda del malcontento popolare, alla guida del suo fedele esercito, destituisce il Direttorio e, al suo posto, crea il Consolato, guidato da tre consoli. Napoleone diviene Primo Console, gli altri due non sono che semplici comparse. Nasce in pratica una vera e propria dittatura.
  • Seconda campagna d'Italia (1800)
    Il prestigio della Francia dev'essere ristabilito. Così, il Console Bonaparte pensa all'Italia e alla Repubblica di Genova che ancora resiste, grazie al generale francese Andrea Massena (di origini italiane). Napoleone, con 60.000 uomini, passa dal Gran San Bernardo, invadendo il Piemonte. Entra in Lombardia e a Milano riporta in vita la Repubblica Cisalpina.
    Intanto gli austriaci, guidati dal generale Melas, conquistano Genova e si spostano in massa ad Alessandria. La battaglia decisiva avviene a Marengo, il 14 giugno 1800. Vincono i francesi, grazia all'arrivo dei rinforzi del generale Desaix.
    L'Austria viene sconfitta anche sul fronte del Reno ed è costretta alla resa, firmando la Pace di Lunéville, in Lorena (1801). In pratica si ritorna ai patti stabiliti a Campoformio quattro anni prima. Anche gli inglesi optano per la pace, ad Amiens (1802).
    La Francia ha riconquistato il proprio primato in Europa.
  • Dal Consolato a vita (1802) all'Impero (1804)
    Napoleone è il vero vincitore, l'artefice della rinascita francese. Esaltato dal successo, ambisce ora a qualcosa di più grande. Inizia a governare come un sovrano assoluto, si fa nominare Console a vita, elimina tutti i possibili nemici politici interni che lo ostacolano. Cura i rapporti con il Papa, grazie ad un Concordato che durerà oltre cento anni.
    Nel 1804 si fa proclamare Imperatore dei Francesi. Diventa Napoleone I. Il 2 dicembre, nella cattedrale di Notre-Dame, si autoincorona alla presenza di Papa Pio VII e pone la corona imperiale all'imperatrice Giuseppina.
    Si farà poi anche proclamare Re d'Italia, nel Duomo di Milano (26 maggio 1805). In quell'occasione, facendo riferimento alla corona fèrrea, pronuncerà la famosa frase "Dio me l'ha data, guai a chi la toccherà!".
Il potere di Napoleone è reso saldo da un fedele esercito e dalla borghesia che trae vantaggi da questa nuova gestione politica ed economica.
In pochi anni la Francia sembra aver dimenticato gli ideali della rivoluzione, tornando ad essere uno Stato guidato da una monarchia assoluta.

Campagne napoleoniche e dominio francese in Europa (1805-1812)

Napoleone I avrebbe potuto essere il simbolo della restaurazione francese. Invece, da grande ambizioso e "disturbato" continuamente dagli inglesi, decide di portare il proprio paese in una lunga serie di guerre.
Napoleone Bonaparte
L'Inghilterra, impegnata a coalizzarsi contro la Francia insieme ad Austria, Prussia e Russia, è il suo nemico numero uno.

Così, nel corso di dieci anni (dal 1805 al 1815), Napoleone crea il più forte esercito d'Europa.

La sua prima guerra la muove contro l'Austria nel 1805. Nello stesso anno l'Inghilterra distrugge la flotta francese dalle parti di Gibilterra (Trafalgar). I francesi continuano comunque il loro piano europeo via terra. Napoleone I vince la battaglia di Austerlitz in Moravia, occupa Vienna, impone all'imperatore la pace e determina la fine del Sacro Romano Impero, creato da Carlo Magno più di 800 anni prima.

Nel 1806 sconfigge la Prussia nella battaglia di Jena. Nel 1807, con la battaglia di Eylau, obbliga i Russi al ritiro: lo zar Alessandro I chiede la pace e si allea con Napoleone.

L'Inghilterra, però, non demorde e così, i francesi rispondono con il blocco continentale. Ogni paese alleato dei francesi chiude i propri porti alle navi inglesi. Niente da fare, i britannici resistono e aiutano la Spagna che sta per essere invasa dalla Francia. Un duro colpo per Napoleone, che perde 300.000 uomini. 

Ci riprova l'Austria, ma viene nuovamente sconfitta nella battaglia di Wagram e costretta alla resa, firmando la pace di Vienna (1809).

A questo punto siamo giunti alla massima potenza francese sotto la guida napoleonica. Mezza Europa è controllata dalla Francia e il resto è stato o sconfitto (Austria, Prussia) o costretto ad un'alleanza (Russia).

Napoleone Bonaparte vuole un erede a cui lasciare il suo impero. Dato che Giuseppina non riesce ad avere figli viene rifiutata e sostituita con Maria Luisa, figlia dell'imperatore austriaco. Nel 1811 nasce il loro figlio, Napoleone (II) al quale darà il titolo di re di Roma. Tuttavia, non andrà molto bene per lui: dopo esser stato fatto prigioniero morirà a soli 21 anni.

Napoleone: campagna di Russia, sconfitte (Lipsia, Waterloo) ed esilio (d'Elba, Sant'Elena)


Campagna di Russia (1812)
Nel 1812 Napoleone I si accorge che Alessandro I, zar della Russia, non rispetta il blocco continentale; così, decide di interrompere il patto di alleanza e gli dichiara guerra. Avanza con 400.000 uomini, mentre i russi arretrano sempre di più. Le città vengono lasciate senza provviste, risorse. Diversi incendi vennero appiccati. Quando i francesi giungono a Mosca, un grande incendio coinvolge tutta la città, costituita da edifici in legno. 

Si attende che lo zar chieda la pace, ma questa non arriva. Sta per arrivare il gelido inverno russo e le truppe di Napoleone, stremate e diminuite di numero, non hanno da mangiare, un posto dove dormire e modo di ripararsi dal gelo.
Inizia quindi la grande ritirata francese, probabilmente il momento più tragico dell'era napoleonica.
I russi ne approfittano e inseguono i fuggiaschi sterminandoli. Dei 400.000 ne rimarranno appena 25.000.

Battaglia di Lipsia (1813), esilio all'Elba (1814)
La disfatta francese alimenta la speranza dei suoi nemici. Inghilterra, Prussia, Russia, Austria e Svezia si coalizzano e attaccano Napoleone, il quale, radunati 500.000 uomini, resiste un po' ma poi si deve arrendere durante la battaglia di Lipsia (nell'attuale Germania orientale), la "Battaglia delle Nazioni".
In patria cerca di salvare il salvabile, cedendo il trono al figlio. I nemici, però, non accettano questo tentativo di inizio dinastia.
Napoleone Bonaparte viene deposto e costretto all'esilio sull'isola d'Elba. In Francia sale sul trono Luigi XVIII, dei Borbone, fratello di Luigi XVI.

I "Cento Giorni" e la fine di Napoleone
I francesi non sono contenti del nuovo sovrano. Sembra di essere tornai ai tempi precedenti la rivoluzione. Napoleone viene a conoscenza del malcontento generale, così decide di scappare dall'isola per tornare in Francia. Qui raduna un esercito e si dirige verso Parigi. Nessuno riesce a fermarlo, anzi, la maggior parte si unisce a lui. A Luigi XVIII non rimane che fuggire in Belgio.

Napoleone torna al potere nel 1815 e vi rimarrà per i famosi "Cento Giorni". Il ritorno dell'imperatore, però, non è visto bene dal resto d'Europa. I suoi storici nemici decidono quindi di armare un grande esercito per fermarlo. Dopo qualche vittoria, il condottiero francese viene nuovamente sconfitto, a Waterloo (in Belgio), il 18 giugno 1815. Sarà la fine di un'epoca.
Catturato dagli inglesi, questa volta si decide di esiliarlo il più lontano possibile, senza dargli alcuna possibilità di scappare di nuovo. La sua ultima dimora sarà infatti sull'isola di Sant'Elena, in mezzo all'Oceano Atlantico. Morirà nel 1821 a 52 anni, lasciando un segno indelebile nella storia europea.

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