Letteratura italiana, lirica religiosa del '200. Da San Francesco a Jacopone

Italiano, letteratura.

Dopo aver scoperto le Influenze delle lingue d'oil e d'oc sulla letteratura italiana, passiamo ora al nostro '200 (o 1200), caratterizzato da due tipi di liriche:

- Lirica religiosa
- Lirica d'arte (leggi dalla "Scuola Siciliana" in poi)

In questa pagina ci occupiamo della prima, con un breve riassunto.

La lirica (o poesia) religiosa del Duecento ha visto, come maggiori esponenti, due personaggi:
- San Francesco d'Assisi
- Fra Jacopone da Todi

Lirica religiosa, vita e opere di San Francesco d'Assisi

Vita
Francesco d'Assisi è nato ad Assisi nel 1182. Suo padre era Pietro Bernardone (facoltoso mercante) e sua madre Modanna Pica.

Da ragazzo ha vissuto una giovinezza normale, fino all'età di 21-24 anni, quando venne colpito da un crisi religiosa. Questo stato d'animo l'ha portato ad una importante decisione: privarsi di ogni ricchezza e vivere in modo spirituale.

Decise di restaurare la Chiesetta di San Damiano; una richiesta che Francesco attribuisce ad una voce sentita provenire dal crocifisso situato nello stesso luogo sacro.
Poi prese come abitazione una casetta abbandonata, detta "Rivotorto", ma, cacciato da un contadino, si spostò presso la Chiesetta della Porziuncola.

Dopodiché fondò l'Ordine dei Francescani (o Frati Minori). Andò anche in Egitto (nel 1220) per divulgare la religione cristiana, senza però riuscirci. Il fallimento lo spinse a tornare in Italia.

In preghiera, presso il Monte de La Verna, in Toscana, avrebbe avuto una visione, in seguito alla quale -secondo i testi dell'epoca- sarebbero apparse sul suo corpo (mani e piedi) alcune stigmate. Morì due anni dopo, nel 1226 (qui a lato in una pittura del Cimabue) .

Importanza di San Francesco d'Assisi e conseguenze
La sua vita e la sua opera, hanno profondamente modificato l'immagine feudale di Dio tra i credenti. Non più una figura severa, ma fraterna, intima, umana. L'uomo non più al di sopra di tutto, ma al pari di animali e natura.

Amore e fratellanza. Un nuovo modo di "vedere il mondo", che ha influenzato molte persone nei secoli seguenti.

Alla ricchezza della Chiesa, San Francesco, oppone la povertà.
Alla violenza, alla prepotenza, egli oppone fratellanza e democrazia.
In campo artistico e scientifico, alquanto rigido fino a quel momento, egli presenta un nuovo stile per far sfogare gli impulsi del cuore: arte in quanto amorevolezza e poesia (pensiamo a Cimabue, Pisano, Dante, Giotto, particolarmente influenzati dalla figura di San Francesco d'Assisi).

Negli anni che seguirono, nacquero le "Compagnie dei flagellanti" (Laudesi, Camaldolesi...), e con loro i "Giullari di Dio", responsabili della creazione di una nuova forma poetica, la "laude".

Le opere di San francesco d'Assisi
Il Cantico delle creature (o di frate Sole), lirica volgare, nasce nella piccola cella (stanzetta), presso la Chiesa di San Damiano, dove Francesco viveva.
Servendosi del dialetto umbro, l'autore crea una composizione fatta di semplici parole: troviamo animali, il sole, la luna, la terra, esseri viventi e non, a cui Francesco si rivolge con i termini "fratello" e "sorella" ("Fratello Sole", "Sorella Luna"...).
L'ultima parte del cantico, invece, potrebbe essere stata creata nel periodo precedente la sua morte.

Per la prima volta vengono lodate anche le "cose terrene", materiali, tutto ciò che è stato creato da Dio.

Dopo San Francesco seguirono altre opere, comunque ispirate a lui. Per esempio "I Fioretti", scritti nel XIV secolo da un anonimo, il quale si basò su alcuni scritti realizzati da un ammiratore del santo di Assisi.
Nei 53 capitoli che troviamo ne I Fioretti è riassunta un po' tutta la sua riforma religiosa e vengono menzionati i seguaci di San Francesco, come ad esempio Santa Chiara, Sant'Antonio da Padova, frate Egidio, frate Leone, e tanti altri.

Fra Jacopone da Todi, vita e opere

Vita
Nato verso il 1235 (circa), per diverso tempo ebbe un'esistenza sregolata e oziosa, godendo dei piaceri della vita.

Tuttavia, ad un certo punto, un terribile fatto lo sconvolse: la morte della moglie, durante una festa di ballo, sembra per il crollo di una struttura. La donna fu trovata con indosso, sulla pelle, un cilicio (era solitamente usato, sotto i vestiti, per infliggersi punizioni corporali). Questo fatto portò Jacopo de' Benedetti a convertirsi (nell'immagine a lato, ritratto da Paolo Uccello).

Le più svariate (e strane) punizioni a cui si sottopose volontariamente gli valsero il nome di "Pazzo di Dio".

In seguito abbracciò l'Ordine Francescano (scelse i Francescani Spirituali, cioè quelli contrari a Bonifacio VIII, il papa di quel periodo). Aderì anche alla rivolta dei Colonnesi (esponenti della nobile famiglia Colonna), contro il pontefice. Per questo gesto andò in carcere; venne poi lasciato libero dal papa successivo, Benedetto XI. Tre anni dopo morì, era il 1306.

Le opere di Jacopone da Todi
Sono di Jacopo de' Benedetti le "Laudi", composte da alcune liriche (ad esempio quella dedicata a Maria: "Per li tuoi gran valori" ...giubila d'introno a Christo bambino, posto nel presepio, & in braccio della Vergine Maria) e da alcune drammatiche ("Dramma della crocifissione" o "Stabat Mater", "Donna del Paradiso" o "Pianto della Madonna" con i versi forse più intensi ed emozionanti della sua opera).

Jacopone si distingue per la sua forza poetica, a cui, però, non segue un senso della misura, un equilibrio stilistico nella composizione, tipico dei grandi poeti: nei suoi scritti, a volte contornati da parole rudi, schiette, si passa dal delicato al grezzo, senza riuscire ad amalgamare, a rendere fluido, tale passaggio.