08/02/21

Dante Alighieri, biografia. Letteratura italiana del '300.

Lungo il nostro percorso, tra i vari stili del duecento e le origini della letteratura italiana, arriviamo oggi ad un periodo importante: il trecento.

I personaggi che hanno caratterizzato questo secolo li conoscono tutti e in tutto il mondo. Pensiamo ad esempio a Dante Alighieri, il padre della lingua italiana.

Biografia di Dante Alighieri

Alighieri
è nato a Firenze nel 1265 (si pensa, ma non si hanno prove certe, tra il maggio e il giugno). Un momento storico, tra la battaglia di Montaperti (nel 1260, con la vittoria dei Ghibellini di Manfredi sui Guelfi di Firenze) e la battaglia di Benevento (1266, tra Carlo d'Angiò e Manfredi, con la vittoria definitiva dei Guelfi in Toscana).

Il padre di Dante era un guelfo; la madre, di nome Donna Bella degli Abati, perse la vita precocemente; il papà si risposò, con Donna Lapa, ed ebbe altri due figli, Francesco e Gaetana.

Dante e Beatrice
La incontrò da bambino, a soli nove anni. Era la figlia di un nobile di Firenze, Folco Portinari, e abitava vicino alla famiglia Alighieri. Una figura femminile fondamentale per il poeta, che rivide da maggiorenne e se ne innamorò. Lei, però, sposò un altro, di famiglia ricca, Simone de' bardi. 
La morte della giovane Beatrice, a 25 anni, portò Dante a smarrire "la retta via", iniziando a condurre una vita tra sperperi e ozio, uno stato che definirà lui stesso, nel primo Canto dell'Inferno, "selva oscura".

Ad un certo punto, tra i ricordi dell'amata (apparsa anche in sogno) e l'amicizia con Guido Cavalcanti (che scriverà poi in una sua opera "I' vegno 'l giorno a te infinite volte"), Dante si desta, si scuote un attimino e cambia stile di vita. Inizia a studiare filosofia, soprattutto presso i Francescani e i Domenicani, studia Virgilio, conosce Brunetto Latini (scrittore e politico fiorentino).

Matrimonio di Dante
Trova anche moglie, Gemma Donati, di famiglia nobile. Dal loro matrimonio nascono quattro (o tre) figli: due maschi, Jacopo e Pietro, poi due femmine, Antonia e Beatrice (alcuni studiosi pensano che sia una sola la figlia, Antonia, che poi prenderà il nome di Beatrice nel momento in cui diventerà monaca a Ravenna).

Dante e la politica
L'Alighieri faceva parte dei Guelfi, e combatté i ghibellini di Arezzo e di Pisa, nel 1289. Quest'ultima città toscana era guidata da Ruggeri degli Ubaldini, colui che fece morire di fame, rinchiudendolo in una torre con i suoi familiari, il famoso Conte Ugolino, prima ghibellino e poi passato alla compagine guelfa.

Con gli Ordinamenti di Giustizia voluti da Giano della Bella nel 1293, vengono esclusi dalla politica i nobili di tradizione feudale e latifondista (i Grandi). Un passo in avanti verso la democrazia. Il potere passa alla borghesia, ai produttori, ai capitalisti. Bisognava essere iscritti ad una "Arte" per poter esercitare politicamente, avere una carica. Dante Alighieri dovette così sceglierne una e decise di iscriversi all'arte degli speziali, che includeva la maggior parte dei pittori e degli artisti.

Il Priorato delle Arti era composto inizialmente da tre priori e in seguito da sei. In uno di questi vi prese parte Dante Alighieri, dal 15 giugno al 15 agosto del 1300. Proprio durante la disputa (il 23 giugno) tra le due fazioni di Firenze, Bianchi (popolo borghese) e Neri (i Grandi, nobili), evento che segnò la vita dello scrittore.

I Bianchi e i Neri a Firenze
I Bianchi erano guidati dal banchiere Vietri de' Cerchi, il quale ambiva ad ottenere lo stesso potere che avevano in passato i Grandi. I Neri, guidati dal barone Corso Donati, oltre a rappresentare i Grandi (nobili), includevano anche la parte povera del popolo, che odiava i borghesi ("popolo grasso").

Firenze, novembre 1301. L'arrivo di Corso Donati

In pratica i poveri appoggiavano i ricchi di prima (nobili, proprietari terrieri) contro i nuovi ricchi (borghesia).

I Bianchi miravano ad una politica libera e indipendente, contro l'egemonia del Papa. I Neri, pur di ritornare al potere, invece, appoggiavano il pontefice.

Disputa tra Bianchi e Neri, Dante e il Papa
Come dicevamo, Dante si ritrova nel priorato al momento sbagliato, quando a Firenze, in piazza di S. Trinità, si verifica una grande rissa tra Bianchi e Neri, finita nel sangue. Il Papa, Bonifacio VIII (dal 1294 al 1303), approfittò della situazione per raggiungere il suo scopo, ossia governare sulla città toscana. Mandò infatti un cardinale, Matteo D'Acquasparta, per portare pace tra le fazioni. In realtà, l'obiettivo era un altro, e cioè sostenere i Neri, più vicini al pontefice.

Il 23 giugno scoppia una seconda rissa, ancora più sanguinosa. I priori, tra i quali Dante, decisero di esiliare i capi dei Bianchi (incluso Guido Cavalcanti, amico del sommo poeta, come abbiamo visto prima) e dei Neri, fuori città.

L'anno dopo, a causa della malaria che colpì Sarzana, dove erano stati confinati i Bianchi, i priori decisero di far ritornare questi ultimi a Firenze, provocando lo sdegno dei Neri, che si rivolsero al Papa.

Ad inizio giugno del 1301 la congiura di S. Trinità: i Neri invitano i Bianchi nella Chiesa di S. Trinità, ufficialmente per fare pace, in realtà per ostacolare l'accordo e dare poi a loro la colpa della fallita mediazione. In questo modo il popolo si sarebbe rivoltato contro i Bianchi.
Fu invece la congiura a fallire, perché i Bianchi scoprirono il doppio gioco dei Neri e questi finirono per essere condannati.

Dante cercava di essere imparziale, ma alla fine doveva schierarsi in qualche modo e scelse i Bianchi, perché l'idea di lasciare Firenze sotto l'egemonia del Papa non gli piaceva molto.

A novembre del 1301 Dante (che non era più priore) fu mandato, insieme ad altri due, come ambasciatore a Roma, da Bonifacio VIII. E cosa fece il Papa? Trattenne Alighieri e rimandò indietro gli altri, perché lo considerava un temibile avversario.

Dante Alighieri dal Papa, Bonifacio VIII

Nel frattempo, a Firenze, accadeva di tutto. Carlo di Valois, fratello di Filippo il Bello, su ordine del pontefice, entrò nella città toscana e cacciò via i Bianchi, facendo anche distruggere le loro abitazioni. Anche gli assenti (come ad esempio Dante) furono condannati. Così, i Neri poterono salire al potere e vendicarsi come volevano dei Bianchi.

Condanna, esilio di Dante
Nel mese di gennaio del 1302 Dante Alighieri fu condannato con una multa di cinquemila fiorni e con l'esilio. Non presentandosi entro tre giorni, la pena viene modificata: confisca di tutti i beni, esilio definitivo e bruciato vivo nel caso fosse stato catturato dal Comune di Firenze.

Inutili i successivi tentativi di vendetta. Il poeta voleva tornare nella città toscana ma non trovò persone in gamba tra i Bianchi esiliati e nessun alleato che volesse mettersi contro il volere del Papa.

Alighieri e incarichi presso nobili
Deluso dai compagni decide di lasciare la Toscana per recarsi in diversi luoghi, ospitato da nobili in cambio dei suoi servizi, come ad esempio incarichi diplomatici.
  • A Verona, da Bartolomeo della Scala e poi Alboino della Scala (1304-1306).
  • Nella Lunigiana (tra Liguria e Toscana) dai marchesi Malaspina, per conto dei quali ha incontrato il Vescovo di Luni.
  • Nel Casentino (valli di Arezzo) dai conti Guidi di Battifolle (1307-1308), dove pare si sia innamorato di una certa Pietra.
  • Qualcuno, come il Boccaccio, afferma che in questi anni, Dante, si sia recato anche a Parigi (ma non ci sono prove).
Dante spera nell'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo
L'Imperatore del Sacro Romano Impero scende in Italia per recuperare l'autorità sul territorio, persa mezzo secolo prima, con la morte di Federico II.
Dante spera che Arrigo VII entri in Toscana e ponga fine al potere dei Neri a Firenze. Siamo nel 1310 e le speranze dello scrittore esiliato si sciolgono come neve al sole. I fiorentini non si piegano, il nuovo Papa Clemente V non vede di buon occhio il potere imperiale in Italia e, per finire, l'imperatore muore quando sta per attaccare Firenze (nel 1313).

Insomma... sembra non ne vada bene una al nostro Alighieri!

Dante continua l'Esilio
Dal 1313 al 1321 si sposta di città in città.
  • Lucca, da Uguccione della Faggiola, signore di Lucca e Pisa. Si innamora di una donna, Gentuccia. Nonostante l'amnistia di Messer Ranieri di Zaccaria d'Orvieto (vicario di re Roberto d'Angiò in Firenze), che riammetteva in città gli esiliati, in cambio di denaro e qualche umiliazione, Dante rifiutò sdegnato (la sua risposta nella lettera "A un amico fiorentino").
  • A Verona, forse con Uguccione (cacciato da Lucca e da Pisa), da Can Grande della Scala (già conosciuto nel 1304, all'inizio del suo esilio).
  • Ravenna, da Guido Novello da Polenta, dove trascorse i suoi ultimi anni, con moglie, figli e nipoti. Nel 1320 Dante rifiuterà anche un invito per l'incoronazione poetica a Bologna, da parte di Giovanni del Virgilio.
Morte di Dante
Dante Alighieri muore a 56 anni, il 13 settembre del 1321, dopo essere stato a Venezia per un incarico diplomatico. Probabilmente si ammalò di malaria. Venne sepolto nella Chiesa di San Francesco, a Ravenna. Inutili le successive richieste di Firenze per avere le spoglia del sommo poeta.

Altri argomenti
Personaggi contemporanei a Dante
  • Marco Polo (1254-1324), grande viaggiatore, mercante in Asia.
  • San Tommaso d'Aquino (1225-1274), grande filosofo e teologo, importò il pensiero di Aristotele nella cultura cristiana
  • Clemente V, cambiò la sede del Papa da Roma ad Avignone (1305).
  • Alberto Magno (1193-1280), filosofo, teologo, naturalista.
  • Arrigo VII (1270/80-1313) - Ne abbiamo parlato nel testo qui sopra.
  • Matteo I Visconti (1250-1322), conquistò la signoria di Milano.
  • Edoardo I (1239-1307), organizzò il parlamento d'Inghilterra.
  • Alfonso X il Saggio (1221-1284), re di Castiglia, fondatore della letteratura spagnola.
  • Giotto di Bondone (1266-1337), diede il via all'arte nuova.
  • Jacopone da Todi (1230-1306), scrisse le laudi drammatiche
  • Dino Compagni (1257-1324), cronista del tempo.
  • Alberto I d'Asburgo (1250-1308), re di Germania e duca d'Austria e di Siria, ucciso dal nipote e presente negli scritti di Dante.

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