Cosa vuol dire "draconiano", quale il suo significato?

La lingua italiana è straordinaria, riesce sempre a sorprenderci, anche quando pensiamo di conoscerla abbastanza bene. Alcuni termini, sentiti magari al telegiornale o letti su qualche quotidiano, appaiono come nuovi nella nostra mente, quando magari sono solo caduti in disuso per lunghi anni.

Oggi voglio scrivere qualcosa sulla parola "draconiano", poiché mi è capitato più volte di sentirla pronunciare da parte degli organi di stampa, negli ultimi giorni (nota: in questo periodo siamo in piena emergenza per il nuovo Coronavirus, il Covid19, arrivato dalla Cina e particolarmente contagioso) e ora ne capirete il motivo, non appena avrò spiegato il suo significato.

Cosa vuol dire draconiano?

In realtà è un termine di origine greca e deriva da "Drákōn" (Δράκων).

Si tratta di un aggettivo che significa "Di ordine o provvedimento rigorosissimo e intransigente", "Severissimo", come il decreto legge imposto in questi giorni dal governo italiano che impone misure restringenti, straordinarie, severe (infatti possiamo definire draconiane le decisioni prese dal Presidente del Consiglio, le quali obbligano gli italiani a non muoversi dal proprio Comune, a restare a casa il più possibile).

Dovrebbe dunque essere più chiaro, ora, tale termine, fino a poco fa sconosciuto.

Andiamo oltre. Torniamo un attimo alla parola greca "Drákōn", italianizzata in Dracone (o Draconte), un personaggio storico.

Chi era Dracone?

Era un legislatore greco, ateniese per la precisione, diventato famoso per essere particolarmente severo, severissimo. Ha vissuto nel VII secolo avanti Cristo. Tradizionalmente viene a lui attribuita una costituzione basata sul censo, sul reddito, formata da bulè (derivato dal consiglio dei nobili), ecclesia (assemblea del popolo), areopago (secondo alcuni studiosi, un consiglio con poteri giudiziari).

Nel 624 a Draconte fu permesso di codificare il diritto, nonostante l'avversione degli ateniesi nel dare un certo potere ad una persona sola (obbedivano ancora all'aristocrazia). Non poté modificare la costituzione politica  e neanche quella sociale.

Scrisse nuove leggi molto severe e rigorose per i reati di sangue, come ad esempio l'omicidio, il ferimento, la violenza. Per porre fine alle vendette dei parenti della vittima, introdusse la pena di morte, che però non valeva in alcuni casi: il legislatore riconobbe infatti l'antico diritto privato di uccidere per vendicare un adulterio o una violenza ingiusta.
Fece anche una distinzione tra omicidio volontario e omicidio involontario, un'importante novità per quei tempi. In questo caso il condannato non veniva ucciso ma esiliato.

Più tardi sarà Solone (nato nel 638 a.C. e morto nel 558 a.C.), eletto arconte nel 594 a.C., ad avviare la riforma costituzionale e abrogare alcune leggi di Draconte, definite troppo severe, tranne quelle per omicidio.

Acropoli, Atene
Solone, a differenza di Draconte, aveva facoltà illimitate.
Il severo legislatore Dracone, infatti, si era occupato solo del diritto, tramutando la consuetudine in legge, statuto, prendendo in considerazione solo il diritto penale.

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