Storia, il Settecento in Europa. Secolo del progresso

 Le nostre pagine online con le spiegazioni delle materie studiate nella scuola elementare si aggiornano con questo nuovo capitolo di storia. Dopo aver visto Cinquecento e Seicento, eccoci giunti al Settecento, chiamato anche "diciottesimo secolo", un periodo di grande progresso in Europa.

L'Austria domina in Italia

Le guerre interessano gran parte dell'Europa, nella prima metà del 1700. Vengono definite "guerre di successione" poiché in alcuni Stati rimasti senza regnanti, per la mancanza di eredi, i pretendenti al trono si danno battaglia.

In questa situazione l'Italia ne paga le conseguenze. Dopo essere stata sottomessa dagli spagnoli, arriva il turno degli austriaci che s'impadroniscono del Ducato di Milano e dei regni di Napoli e Sicilia.

Non si tratta però di un dominio al negativo. Infatti l'Austria, controllando i signorotti locali e fermando il loro potere, amministra bene il territorio incoraggiando la produzione, favorendo l'artigianato e l'agricoltura. Inizia un periodo di benessere in Italia. Rinasce la cultura ed è in questi anni che Cesare Beccaria scrive "Dei delitti e delle pene", un libro rivoluzionario, contro le torture e la pena di morte.
Fu un successo in tutta Europa.

Le riforme del Settecento

Il 1700 è il secolo della protesta, contro l'egoismo dei sovrani che non si curano dei propri cittadini.
La voglia di cambiare è tanta, si richiedono riforme per la libertà, la giustizia e il benessere.

Alcuni regnanti accolsero le proposte. A partire dal 1750 iniziarono le riforme economiche: eliminati i pedaggi che bloccavano il commercio, abolita la tortura, concessa maggiore libertà di stampa. Nacquero le prime scuole per il popolo.

In Italia queste riforme si potevano vedere solo nei territori dominati dagli austriaci e nel Granducato di Toscana. C'è da dire che non tutti si avvantaggiarono di questi miglioramenti: più che altro la borghesia (commercianti, industriali, professionisti) ma non le classi più povere della popolazione.
Si assiste al grande "salto in alto" dei borghesi, che piano piano prendono il posto dei nobili.

Progresso tecnico del 1700

La scienza, grazie soprattutto al grande Galileo Galilei e ai suoi contributi del secolo precedente, trova nuove strade, con interessanti scoperte. Per la prima volta la scienza, prima di allora diffusa solo nella teoria, si fa spazio anche nella pratica, diventa quindi "tecnica", grazie all'ingegno di operai e artigiani.

Pensiamo alla macchina a vapore, un'invenzione rivoluzionaria, costruita dallo scozzese James Watt. Prima di allora il trasporto era garantito solo dallo sforzo degli animali. Una nuova forza che avrebbe dato lo slancio ad un vasto progresso tecnologico.

Oppure l'italiano Alessandro Volta, grazie al quale oggi possiamo utilizzare computer, telefonini, televisori, elettrodomestici, automobili, aerei... . Sapete perché? No? Beh, è lui l'inventore dell'energia elettrica, con la sua famosa pila.

In tutti i paesi si assiste a queste fantastiche novità. In Francia, ad esempio, i fratelli Montgolfier realizzano la prima "macchina per volare", la mongolfiera. Anche qui la scienza è passata dalla teoria alla pratica, con le leggi della fisica: l'aria calda tende a salire mentre l'aria fredda a scendere, quindi scaldando l'aria dentro un grande pallone, questo inizierà ad alzarsi verso il cielo.

L'agricoltura in Inghilterra

Mentre negli altri paesi l'agricoltura rimaneva ferma ai metodi antichi, in Inghilterra si iniziano a sperimentare nuove tecnologie e innovativi prodotti. Dalla rotazione delle colture, all'utilizzo di macchinari, fertilizzanti. Risultato: aumenta la produzione agricola ma diminuisce il numero di persone necessarie per il lavoro richiesto. Cresce la disoccupazione e molti contadini si trasferiscono n città.

Invenzioni, nuove macchine

La scoperta della nuova energia, il vapore, apre la strada a diverse invenzioni: macchinari per il tessile (nel 1785 il primo telaio meccanico), mezzi per il trasporto.

Le prime fabbriche

Progresso anche nelle miniere, con le pompe che estraggono acqua e mandano aria in profondità, utili per recuperare materie prime come ferro e carbone. Per il trasporto vengono utilizzati carrelli che viaggiano su rotaie. Migliora la lavorazione del ferro, grazie a nuove tecniche di fusione.

Borghesia e commercianti si arricchiscono in Inghilterra. Più soldi, più investimenti in nuovi macchinari, collocati in enormi capannoni, per una produzione più veloce: nascono le fabbriche, soprattutto in città, dove attirano lavoratori provenienti dalle campagne.

La condizione operaia

Una volta occupati tutti i posti liberi nelle fabbriche, molti si ritrovano senza lavoro. Aumenta la disoccupazione, alimentata anche dalla continua migrazione di contadini attirati dalla città.

In questo modo diminuisce il salario degli operai perché c'è sempre più gente disposta a lavorare per meno soldi. I padroni delle fabbriche guadagnano sempre di più a spese dei lavoratori sfruttati e poco pagati. Alcuni tipi di lavoro non richiedevano grande sforzo fisico, così si preferiva prendere donne e bambini, che si accontentavano di uno stipendio basso.

Si lavorava molto nelle fabbriche, fino a 16 ore al giorno (su un totale di 24, sono tante), il doppio di oggi (in media si lavora 8 ore al giorno). Chi aveva un lavoro riusciva a malapena a sopravvivere, chi non l'aveva era destinato a rimanere senza cibo e senza un tetto.

Si cercò di creare delle associazioni per difendere i diritti dei lavoratori, ma era ancora troppo presto, il governo aveva ancora il potere di vietarle.

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