L'Europa nel Cinquecento. Storia per scuola elementare

Dopo aver spiegato per bene la situazione storica delle Americhe, prima e dopo la scoperta di Cristoforo Colombo, oggi torniamo in Europa per imparare un po' di storia del Cinquecento. Uno dei primi argomenti studiati a scuola, contenuti nel programma di quinta elementare.

Iniziamo dalla situazione economica degli Stati Europei.

A partire dal 1500 in Europa la popolazione iniziò ad aumentare, soprattutto nelle città. Anche l'agricoltura crebbe, sfruttando nuove aree bonificate e coltivate. Questo era dovuto anche ai prodotti provenienti dalle Americhe, fino ad allora sconosciuti.

Si sviluppò il commercio e si diffusero le banche, che si arricchirono sempre di più. La borghesia utilizzò i soldi guadagnati con il commercio per acquistare terreni da coltivare; mentre i contadini dovettero pagare tasse alte per lavorare, sia con proprietari terrieri nobili che borghesi.

Iniziò in pratica un periodo florido, di crescita economica in molti Stati europei.

Cartina dell'Europa nel 1500

Stati europei e l'Italia nel 1500

In seguito a battaglie e guerre, alcuni feudi si erano uniti e avevano formato grandi Stati: Spagna, Francia e Inghilterra. I signori dei feudi più forti diventarono così i re degli Stati appena formati.

In Italia nessuno dei feudi era riuscito a conquistare gli altri territori della penisola e formare un grande Stato. Era costituita da tanti piccoli staterelli, ovviamente più deboli rispetto ai vicini europei. Gli altri grandi Stati non vedevano loro di entrare in Italia e conquistarla.

Carlo VIII alla conquista dell'Italia

I primi a provarci furono i francesi. Il loro re, Carlo VIII, decise di invadere l'Italia nel 1494. L'aspetto curioso di questa discesa nella penisola fu che il re straniero venne chiamato proprio da alcuni sovrani italiani, poiché questi non andavano d'accordo tra di loro. Forse speravano di ottenere qualcosa in cambio.

I francesi avevano la strada spianata, libera. Nessuno cercò di fermarli e così arrivarono fino a Firenze indisturbati. Nella città toscana Piero de' Medici, figlio di Lorenzo, lasciò addirittura la fortezza nelle mani di Carlo VIII, regalando pure del denaro all'invasore. Gli abitanti della città, indignati dal suo comportamento, lo cacciarono e scelsero Pier Capponi come nuova guida.

Questo cambio al vertice di Firenze segnò una svolta. Il nuovo leader toscano rispose al re francese "Voi suonerete le vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane!". Un modo per avvertire il sovrano straniero che, in caso di invasione, i fiorentini avrebbero combattuto per difendere la propria città.

Carlo VIII decise che non era il caso di perdere molti dei suoi soldati, così lasciò la Toscana per andare verso sud, nel Regno di Napoli, che riuscì a conquistare facilmente.

Per fortuna i vari Stati italiani si accorsero del pericolo straniero e decisero di riunirsi in una lega per difendere la penisola dai francesi. Alla fine Carlo VIII dovette arrendersi e abbandonare l'Italia.

L'invasione spagnola in Italia

Dopo la Francia, ci provò la Spagna, a conquistare l'Italia. Inizialmente francesi e spagnoli volevano spartirsi il territorio in modo pacifico, ma poi non trovando un accordo, si ritrovarono a combattere tra di loro. Questo finché la Spagna non ebbe il sopravvento, dal 1559 in poi, e riuscì a dominare gran parte dell'Italia, tranne Ducato di Savoia, Repubblica di Venezia e Stato Pontificio.

I due principali re che si contesero la penisola furono Carlo V di Spagna e Francesco I di Francia. Il povero territorio italiano diventò un grande campo di battaglia per i due sovrani. Alla fine gli italiani preferirono appoggiare i francesi piuttosto che i violenti spagnoli, soprattutto i mercenari conosciuti con il nome "Lanzichenecchi", che arrivarono a saccheggiare Roma. Vinsero anche a Firenze, dove c'era Francesco Ferrucci che guidava l'esercito e Michelangelo Buonarroti che aveva contribuito all'organizzazione delle difese della città.

Riforma protestante e Controriforma

Era un periodo particolare e difficile per molti, anche per la Chiesa cattolica che dovette affrontare la sua più grave crisi. L'avidità dei pontefici (i vari Papa) e il comportamento per niente esemplare del clero avevano creato malumore tra i fedeli che non si riconoscevano più in questo tipo di istituzione religiosa. Lo scandalo delle indulgenze (cioè il perdono per i peccati) concesse in cambio di denaro portò ad una rivoluzione, diventata poi famosa: la Riforma protestante. Protagonista di questa ribellione fu Martin Lutero, un monaco agostiniano tedesco, che scese in piazza per protestare contro la vendita delle indulgenze; il Papa lo scomunicò e lui bruciò la scomunica.

Nacque così in Germania la Chiesa luterana, che si separò dalla Chiesa di Roma. In seguito, grazie a Giovanni Calvino, si formò anche la Chiesa calvinista, che trovò molti consensi in Francia, Olanda, Scozia e parte della stessa Germania. Allo stesso tempo pure la Chiesa inglese si staccò da Roma.

A questa rivoluzione, lo Stato Pontificio rispose con la Controriforma, il cui obiettivo era quello di migliorare la condotta del clero. Importante fu il Concilio Ecumenico di Trento (1545-1563).

Tuttavia, questo passo in avanti della Chiesa di Roma non convinse i cristiani protestanti, i quali rimasero separati dal papato. Con il Concilio Vaticano II (1962-65), invece, si è poi registrato un riavvicinamento tra cattolici e protestanti.

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